La rinascita tecnologica di San Francisco, di Eleonora Chioda, La Repubblica, 25.10.2025
Una nuova era non solo del tech ma soprattutto sociale. L’intelligenza artificiale è la nuova corsa all’oro: addio Silicon Valley inizia l’era della Cerebral Valley
SAN FRANCISCO – San Francisco is back. È tornata. Lo dicono i numeri, gli esperti, gli italiani che ci vivono, i media. La criminalità è scesa ai livelli più bassi degli ultimi decenni, gli accampamenti di senzatetto sono sempre più rari. Nei parchi e nei caffè, decine di persone lavorano al computer. C’è un calendario infinito di meetup e hackathon. La città sembra respirare una nuova aria. «San Francisco», ha scritto due giorni fa il Wall Street Journal, «è tornata». Rinata dalle ceneri in cui era sprofondata dal Covid in poi.
Il nuovo sindaco, sicurezza e fiducia
A guidare questa rinascita è Daniel Lurie, erede della famiglia dei jeans Levi Strauss e nuovo sindaco, che ha dichiarato guerra al fentanyl e alla criminalità. Presentissimo sui social e in ogni quartiere, Lurie – da gennaio al timone - ha restituito alla città un senso di ordine e di fiducia.
«Ha lanciato un piano per ridurre il numero dei senzatetto, potenziando i rifugi e semplificando l’accesso alle case popolari» racconta Paolo Privitera, imprenditore seriale da vent’anni nella Bay Area. «Contro la diffusione della droga ha ottenuto poteri straordinari, imponendo la tolleranza zero per i reati comuni. Negli ultimi dodici mesi, Lurie ha assunto oltre duemila poliziotti, e oggi San Francisco è tornata una delle città più sicure d’America. Omicidi ai minimi da 70 anni, i furti in auto ai minimi da 22 anni. È nella forma migliore che io abbia mai visto da quando vivo qua». Privitera ha fondato diverse aziende e fondi con 6 exit, e investito in più di 200 startup e 20 VC fund e sta portando la sua ultima azienda, Events.com, al Nasdaq.
«Ho sempre creduto in San Francisco, anche nei mesi bui del Covid, perché qui c’è una massa critica unica di imprenditori, investitori, studenti, università e big tech, una massa critica che la rende “infallibile”. È l’inizio di un nuovo Rinascimento».
La nuova corsa all’oro: l’AI
Il cambiamento si percepisce ovunque. La rinascita non è solo urbanistica o sociale. È anche soprattutto tecnologica. Nella Bay Area, l’intelligenza artificiale è la nuova corsa all’oro. «L’ecosistema dell’AI qui si muove a una velocità senza precedenti» scrive Jeremiah Owyang, venture capitalist, founder del fondo Blitzscaling di cui fa parte anche Reid Hoffman, e analista della Silicon Valley. «Sono qui da 27 anni, dai tempi della DotCom, e non ho mai visto un’accelerazione simile».
Per le strade ovunque vedi pubblicità dedicate all’intelligenza artificiale, per noi, non tecnici, spesso incomprensibili, perché rivolte a sviluppatori, data scientist, ingegneri. Secondo i dati raccolti da Owyang, solo nell’agosto scorso la Bay Area ha ospitato 209 eventi dedicati all’intelligenza artificiale, tra cui tredici hackathon in un unico fine settimana, ciascuno con centinaia di partecipanti. «È probabile che si tengano più eventi AI qui che nel resto del mondo messo insieme» osserva.
L’era degli agenti a Dreamforce e la delegazione italiana a SF
A questa nuova corsa partecipa tutto l’ecosistema: startup, università, investitori, big tech. Il segnale più visibile di questa accelerazione è arrivato con Dreamforce, l’evento annuale di Salesforce che per tre giorni ha riportato a San Francisco oltre 50 mila persone, tra clienti, partner, sviluppatori e curiosi di tutto il mondo. Tra gli ospiti, anche Sundar Pichai, Ceo di Google (che ha raccontato la sua meravigliosa storia e ha definito San Franicisco “A place of dreamers and builders”), a conferma di come la città sia tornata il centro pulsante dell’intelligenza artificiale globale.
Le strade attorno al Moscone Center erano piene di gente, i ristoranti prenotati da settimane, gli hotel al completo. «Abbiamo organizzato 1.500 sessioni tra interventi tecnici e momenti ispirazionali, con una nutrita delegazione italiana: 130 persone in rappresentanza di 90 aziende, tra cui Lavazza, A2A, Unicredit, Telepass, protagoniste di tre presentazioni in altrettanti teatri» racconta Vanessa Fortarezza, Country manager di Salesforce per l'Italia.
Laureata in Lettere, sognava di fare la giornalista; la curiosità per la tecnologia l’ha portata prima in una internet company di Assago, poi in una big tech americana per dodici anni, e infine in Salesforce, dove oggi guida un team di 600 professionisti. «La nuova era agentica è qui» spiega. «Salesforce integra l’intelligenza artificiale in ogni processo: dalle vendite al customer service, dal marketing al commerce. Ha costruito questa piattaforma nella logica del Customer Zero. In oltre ventisei anni di storia erano rimasti inutilizzati cento milioni di contatti: oggi, grazie agli agenti virtuali, l’85 per cento delle richieste viene processato in automatico».
Dietro la nuova rivoluzione degli agenti c’è un altro italiano a San Francisco: Silvio Savarese, ex professore a Stanford, tra le 100 personalità più influenti al mondo nel campo dell’intelligenza artificiale e oggi Chief Scientist di Salesforce.
«Stiamo creando super-agenti competenti, in grado di apprendere e migliorare nel tempo» spiega a Italian Tech. «Così come un pilota di Formula 1 usa un simulatore per imparare un nuovo circuito, noi costruiamo simulatori per le imprese: ambienti digitali che riproducono il funzionamento reale delle organizzazioni. Questi mondi virtuali vengono popolati con dati reali e sintetici, generati a partire da scenari concreti. Gli agenti vengono esposti a migliaia di situazioni diverse, dal B2B al B2C, dal marketing al commerce, imparando per rinforzo».
L’obiettivo è permettere agli agenti di allenarsi come atleti: agendo, sbagliando, correggendosi. Ma resta essenziale il ruolo umano. «Serve sempre un esperto che controlli l’accuratezza dei risultati e fornisca feedback agli agenti» ci spiega Savarese. «Il problema? Emerge quando l’agente non dispone di tutte le informazioni necessarie: tende così a colmare le lacune inventando risposte. Dobbiamo insegnare loro a riconoscere l’incertezza e a chiedere il feedback umano, quando non sanno, invece di improvvisare».
Dimenticate la Silicon Valley. È nata la Cerebral Valley
Dreamforce chiude le porte in un clima di grande entusiasmo a San Francisco, sempre più ribattezzata Cerebral Valley: una nuova area si sta affermando rapidamente come epicentro della community dell’intelligenza artificiale e delle neuroscienze applicate alla tecnologia.
«Tra Mission Bay, Mission Rock e Dogpatch è nata la nuova Valley» aggiunge Privitera. «Tutto ruota intorno ad Hayes Valley, quella piazza tra Ottavia e Hayes dove durante il Covid si trovavano migliaia di sviluppatori per parlare di IA. In quei giorni è nata una conferenza chiamata Cerebral Valley. Oggi chiamiamo con questo nome tutta l'IA che c'è a San Francisco. Ogni settimana qui vedi nascere e crescere nuovi team. E qui gli ingegneri lavorano di nuovo in presenza: questo ha riacceso uffici, coworking, ristoranti, palestre. Dieci anni fa, a Mission Bay c’erano pochi condomini e nemmeno un supermercato: oggi è uno dei quartieri più vivi d’America. Qui ci sono il nuovo quartier generale di Visa a Mission Rock, il campus di Uber, gli uffici di OpenAI e di Anthropic, e la maggior parte delle startup AI finanziate». Basta guardare su Google Maps per renderse conto,
La città si è trasformata. In giro vedi centinaia di Waymo, macchine a guida autonoma che solo due anni fa erano praticamente assenti. «San Francisco è “disrupted” come farebbe una startup: ha investito in parchi, waterfront, mobilità, collegamenti ferroviari». Oltre all’AI, a Mission Bay, c’è anche uno dei poli biotech più importanti al mondo, nato attorno all’Università di San Francisco, la UCSF. «Qui sono nati i miei figli, Henry e Olympia, al Benioff Children’s Hospital: il simbolo di una città che cura e innova allo stesso tempo».
SAN FRANCISCO – San Francisco is back. È tornata. Lo dicono i numeri, gli esperti, gli italiani che ci vivono, i media. La criminalità è scesa ai livelli più bassi degli ultimi decenni, gli accampamenti di senzatetto sono sempre più rari. Nei parchi e nei caffè, decine di persone lavorano al computer. C’è un calendario infinito di meetup e hackathon. La città sembra respirare una nuova aria. «San Francisco», ha scritto due giorni fa il Wall Street Journal, «è tornata». Rinata dalle ceneri in cui era sprofondata dal Covid in poi.
Il nuovo sindaco, sicurezza e fiducia
A guidare questa rinascita è Daniel Lurie, erede della famiglia dei jeans Levi Strauss e nuovo sindaco, che ha dichiarato guerra al fentanyl e alla criminalità. Presentissimo sui social e in ogni quartiere, Lurie – da gennaio al timone - ha restituito alla città un senso di ordine e di fiducia.
«Ha lanciato un piano per ridurre il numero dei senzatetto, potenziando i rifugi e semplificando l’accesso alle case popolari» racconta Paolo Privitera, imprenditore seriale da vent’anni nella Bay Area. «Contro la diffusione della droga ha ottenuto poteri straordinari, imponendo la tolleranza zero per i reati comuni. Negli ultimi dodici mesi, Lurie ha assunto oltre duemila poliziotti, e oggi San Francisco è tornata una delle città più sicure d’America. Omicidi ai minimi da 70 anni, i furti in auto ai minimi da 22 anni. È nella forma migliore che io abbia mai visto da quando vivo qua». Privitera ha fondato diverse aziende e fondi con 6 exit, e investito in più di 200 startup e 20 VC fund e sta portando la sua ultima azienda, Events.com, al Nasdaq.
«Ho sempre creduto in San Francisco, anche nei mesi bui del Covid, perché qui c’è una massa critica unica di imprenditori, investitori, studenti, università e big tech, una massa critica che la rende “infallibile”. È l’inizio di un nuovo Rinascimento».
La nuova corsa all’oro: l’AI
Il cambiamento si percepisce ovunque. La rinascita non è solo urbanistica o sociale. È anche soprattutto tecnologica. Nella Bay Area, l’intelligenza artificiale è la nuova corsa all’oro. «L’ecosistema dell’AI qui si muove a una velocità senza precedenti» scrive Jeremiah Owyang, venture capitalist, founder del fondo Blitzscaling di cui fa parte anche Reid Hoffman, e analista della Silicon Valley. «Sono qui da 27 anni, dai tempi della DotCom, e non ho mai visto un’accelerazione simile».
Per le strade ovunque vedi pubblicità dedicate all’intelligenza artificiale, per noi, non tecnici, spesso incomprensibili, perché rivolte a sviluppatori, data scientist, ingegneri. Secondo i dati raccolti da Owyang, solo nell’agosto scorso la Bay Area ha ospitato 209 eventi dedicati all’intelligenza artificiale, tra cui tredici hackathon in un unico fine settimana, ciascuno con centinaia di partecipanti. «È probabile che si tengano più eventi AI qui che nel resto del mondo messo insieme» osserva.
L’era degli agenti a Dreamforce e la delegazione italiana a SF
A questa nuova corsa partecipa tutto l’ecosistema: startup, università, investitori, big tech. Il segnale più visibile di questa accelerazione è arrivato con Dreamforce, l’evento annuale di Salesforce che per tre giorni ha riportato a San Francisco oltre 50 mila persone, tra clienti, partner, sviluppatori e curiosi di tutto il mondo. Tra gli ospiti, anche Sundar Pichai, Ceo di Google (che ha raccontato la sua meravigliosa storia e ha definito San Franicisco “A place of dreamers and builders”), a conferma di come la città sia tornata il centro pulsante dell’intelligenza artificiale globale.
Le strade attorno al Moscone Center erano piene di gente, i ristoranti prenotati da settimane, gli hotel al completo. «Abbiamo organizzato 1.500 sessioni tra interventi tecnici e momenti ispirazionali, con una nutrita delegazione italiana: 130 persone in rappresentanza di 90 aziende, tra cui Lavazza, A2A, Unicredit, Telepass, protagoniste di tre presentazioni in altrettanti teatri» racconta Vanessa Fortarezza, Country manager di Salesforce per l'Italia.
Laureata in Lettere, sognava di fare la giornalista; la curiosità per la tecnologia l’ha portata prima in una internet company di Assago, poi in una big tech americana per dodici anni, e infine in Salesforce, dove oggi guida un team di 600 professionisti. «La nuova era agentica è qui» spiega. «Salesforce integra l’intelligenza artificiale in ogni processo: dalle vendite al customer service, dal marketing al commerce. Ha costruito questa piattaforma nella logica del Customer Zero. In oltre ventisei anni di storia erano rimasti inutilizzati cento milioni di contatti: oggi, grazie agli agenti virtuali, l’85 per cento delle richieste viene processato in automatico».
Dietro la nuova rivoluzione degli agenti c’è un altro italiano a San Francisco: Silvio Savarese, ex professore a Stanford, tra le 100 personalità più influenti al mondo nel campo dell’intelligenza artificiale e oggi Chief Scientist di Salesforce.
«Stiamo creando super-agenti competenti, in grado di apprendere e migliorare nel tempo» spiega a Italian Tech. «Così come un pilota di Formula 1 usa un simulatore per imparare un nuovo circuito, noi costruiamo simulatori per le imprese: ambienti digitali che riproducono il funzionamento reale delle organizzazioni. Questi mondi virtuali vengono popolati con dati reali e sintetici, generati a partire da scenari concreti. Gli agenti vengono esposti a migliaia di situazioni diverse, dal B2B al B2C, dal marketing al commerce, imparando per rinforzo».
L’obiettivo è permettere agli agenti di allenarsi come atleti: agendo, sbagliando, correggendosi. Ma resta essenziale il ruolo umano. «Serve sempre un esperto che controlli l’accuratezza dei risultati e fornisca feedback agli agenti» ci spiega Savarese. «Il problema? Emerge quando l’agente non dispone di tutte le informazioni necessarie: tende così a colmare le lacune inventando risposte. Dobbiamo insegnare loro a riconoscere l’incertezza e a chiedere il feedback umano, quando non sanno, invece di improvvisare».
Dimenticate la Silicon Valley. È nata la Cerebral Valley
Dreamforce chiude le porte in un clima di grande entusiasmo a San Francisco, sempre più ribattezzata Cerebral Valley: una nuova area si sta affermando rapidamente come epicentro della community dell’intelligenza artificiale e delle neuroscienze applicate alla tecnologia.
«Tra Mission Bay, Mission Rock e Dogpatch è nata la nuova Valley» aggiunge Privitera. «Tutto ruota intorno ad Hayes Valley, quella piazza tra Ottavia e Hayes dove durante il Covid si trovavano migliaia di sviluppatori per parlare di IA. In quei giorni è nata una conferenza chiamata Cerebral Valley. Oggi chiamiamo con questo nome tutta l'IA che c'è a San Francisco. Ogni settimana qui vedi nascere e crescere nuovi team. E qui gli ingegneri lavorano di nuovo in presenza: questo ha riacceso uffici, coworking, ristoranti, palestre. Dieci anni fa, a Mission Bay c’erano pochi condomini e nemmeno un supermercato: oggi è uno dei quartieri più vivi d’America. Qui ci sono il nuovo quartier generale di Visa a Mission Rock, il campus di Uber, gli uffici di OpenAI e di Anthropic, e la maggior parte delle startup AI finanziate». Basta guardare su Google Maps per renderse conto,
La città si è trasformata. In giro vedi centinaia di Waymo, macchine a guida autonoma che solo due anni fa erano praticamente assenti. «San Francisco è “disrupted” come farebbe una startup: ha investito in parchi, waterfront, mobilità, collegamenti ferroviari». Oltre all’AI, a Mission Bay, c’è anche uno dei poli biotech più importanti al mondo, nato attorno all’Università di San Francisco, la UCSF. «Qui sono nati i miei figli, Henry e Olympia, al Benioff Children’s Hospital: il simbolo di una città che cura e innova allo stesso tempo».


